Eccomi di ritorno sul blog dopo una pausa con una serie di recensioni. Partiamo con questo quinto capitolo della saga di Splinter Cell, che sto finendo proprio in questo periodo. Confesso di aver sempre amato il genere di giochi stealth: esplorare con attenzione luoghi alla ricerca di angoli bui dove acquattarsi per poi aggredire i nemici alle spalle, stare attento al minimo rumore ed al minimo movimento inaspettato, studiare attentamente la mappa ed i nemici alla ricerca delle migliori strategie... gli stealth-game sono, ai miei occhi, un connubio tra action game e strategici, due categorie di gioco che amo. Naturalmente, in qualità di appassionato del genere, ho sempre apprezzato il mondo virtuale di Sam Fisher ed ero curiosissimo di vedere questo nuovo capitolo annunciato dalla Ubisoft come una rivoluzione della saga. Beh, rivoluzione lo è sicuramente, purtroppo però non in positivo.
Il gioco infatti inserisce molti cambiamenti nel motore, cambiamenti che spingono il gioco sempre più verso una filosofia estremamente più “action”.
Tanto per cominciare dite addio a qualsiasi strategia pacifica: se prima la Ubisoft ci dava la scelta tra uccidere le guardie o tramortirle semplicemente, in Conviction l’unica scelta è ammazzarle tutte a meno che non si diventi invisibili e si riesca ad evitarle.
Ma non solo. Vi ricordavate il fastidioso ma realistico obbligo di dover occultare tutti i corpi degli agenti eliminati o tramortiti, pena far scattare un allarme e farsi scoprire? Beh, non dovrete più preoccuparvi, perché in questo capitolo non solo potrete lasciare mucchi di cadaveri in giro senza problemi, ma sarete obbligati a farlo dato che è stata rimossa la possibilità di spostare i corpi dei nemici. Quindi immaginate di essere in una stanza piena di nemici: volete superarli senza fare rumore ma uno di questi, solo uno, è proprio in mezzo a dove dovete passare. Negli episodi precedenti avreste semplicemente atteso il momento migliore, ucciso il tipo, spostato il corpo nell’ombra per poi attraversare la stanza in pace. Ora invece dopo aver ammazzato il tipo questi cadrà dove si trova in bella mostra allertando tutte le guardie e costringendovi ad uno scontro a fuoco.
Ma le mancanze non si fermano qui. Potete dire addio al graduale sistema di illuminazione a cui ci avevano abituati i titoli precedenti della saga. Conviction opta per un ridicolo ed irrealistico sistema “binario” per cui o si è visibilissimi o si è completamente invisibili. Quindi preparatevi a situazioni in cui, da completamente nascosti nel buio diventate visibili come una luce al neon solo per esservi affacciati da una porta.
Dimenticatevi anche tutta l’atmosfera da “infiltrazione” alimentata da azioni come l’hacking di computer, lo scassinare serrature, l’aprire lentamente porte e finestre per non fare rumore, l’interrogare guardie nascosti nell’ombra. Ora Sam Fisher butta giù porte a calci, interroga gli agenti nemici grattuggiando le loro facce contro le pareti urlando e lancia granate contro i nemici.
Concludendo quindi, sconsiglio vivamente il nuovo Splinter Cell. Se amate gli stealth rispolverate gli episodi precedenti o recuperatevi la saga di Thief. Vi assicuro che sono mille volte meglio di questa porcheria.



1 commenti:
Ciao Dan! Finalmente sei tornato! Aspetto le altre recensione. Splinter Cell non mi ha mai entusiasmato molto (ho giocato solo al primo per la PS) perchè non ho "pazienza" di aspettare il momento propizio studiando i movimenti e le mappe. Gli unici giochi stealth che mi hanno appassionato sono stati Metal Gear e Batman - Arkham Asylum (stupendo e sottovalutatissimo!). Se riesci (e hai tempo e voglia) mi dici qualcosa di DC Universe On-Line? Non riesco a trovare una recensione completa e soddisfacente...
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